Prezzo di vendita di un prodotto: fattori determinanti

tramite: O2O
Difficoltà: media
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Introduzione

Per stabilire il prezzo di vendita di un prodotto un imprenditore o un commerciante devono tener conto di una serie di fattori determinanti, affinché possano trarne comunque un utile e rimanere contemporaneamente competitivi sul mercato. La differenza fra il prezzo di vendita unitario (ovvero il ricavo) ed il costo variabile del prodotto singolo viene detto "margine di contribuzione" ed è l'indice al quale bisogna in tutti i casi riferirsi perché la propria attività economica tragga un utile dalla vendita di un prodotto. Intorno al margine di contribuzione ruotano poi altri punti di riferimento strategici ai quali ricollegarsi. Vediamoli insieme.

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Partiamo dai metodi più utilizzati per calcolare il prezzo di vendita: ne esistono diversi, come ad esempio quello del margine fisso sul costo. Si tratta di fare riferimento al valore di base, ossia al costo di produzione o di acquisto di un prodotto commercializzato. Considerando che il prezzo della materia è sottoposto a frequenti variazioni, bisognerà tenere presente il cosiddetto costo standard, ossia il costo prefissato basandosi sulla media dei valori di un determinato periodo. Sommeremo a questo valore un margine, denominato "fisso" a causa della sua invariabilità in un lasso di tempo piuttosto considerevole e che di solito coincide con il business plan dell’azienda. Tale margine fisso viene espresso in percentuale e determina la redditività che il soggetto fiscale desidera raggiungere, valutando contestualmente sia i prezzi della concorrenza che i propri investimenti. Il risultato si ottiene con il seguente calcolo: "Costo Standard + Margine Fisso (% sul costo) = Prezzo di vendita", senza dimenticare che si tratta comunque di un metodo apparentemente variabile, ma che in realtà non consente di stimare l’elasticità della domanda (la cosiddetta "richiesta di mercato") e le dinamiche della concorrenza (ovvero le politiche economiche destabilizzanti).

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Una seconda metodologia di calcolo è quella del margine variabile, che supplisce le “mancanze” o meglio i punti di debolezza del metodo precedente. E’ calcolato allo stesso modo, ma si differenzia per il fatto che il margine percentuale applicato sul costo non è più fisso ma varia in funzione di variabili note: concorrenza di riferimento ed andamento della domanda. Scegliendo di applicare questo metodo si considera che il mercato può accettare le frequenti variazioni di prezzo, che tengono conto di un margine più elevato nei momenti di espansione della domanda e più ridotto nei casi in cui la concorrenza dovesse adottare azioni aggressive. Naturalmente optare per questo metodo significa che la struttura aziendale è attrezzata per effettuare analisi sulla concorrenza, sull'orientamento della domanda e sulle reazioni del consumatore, tenendo frequentemente aggiornato l’andamento.

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Un terzo caso consiste nella stima del prezzo di vendita per tentativi. Qui non si parla di costi, almeno non è questo il punto di partenza. Questo metodo punta a considerare principalmente fattori quali l’andamento della domanda, la reazione della concorrenza, la flessibilità del mercato ed altri elementi rispetto a quelli nominati finora, quali la novità di un articolo o l’unicità di un nuovo prodotto rispetto alla concorrenza. La scelta del metodo più opportuno da applicare è data da valutazioni che ciascuna impresa deve fare, in funzione del prodotto e della propria struttura organizzativa.

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