Lavoro intermittente ed accessorio: differenze

Tramite: O2O
Difficoltà: media
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Introduzione

Il decreto applicativo del "Jobs Act" ha portato alla cosiddetta "Riforma dei contratti", attraverso la quale sono state apportate delle modifiche relative, tra gli altri, al lavoro accessorio. Al contrario, quello noto come "lavoro intermittente" ha mantenuto quanto in vigore fino ad oggi. Non a tutti sono chiare le caratteristiche peculiari di ognuna di tali forme contrattuali atipiche. Nella presente guida verranno descritte le differenze esistenti, in modo da dirimere eventuali dubbi.

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Diversità nelle prestazioni offerte

Il contratto di lavoro intermittente (conosciuto anche come "lavoro a chiamata") è di tipo subordinato, in quanto il lavoratore mette a disposizione le proprie capacità per eseguire delle attività (pur se a carattere discontinuo o intermittente). Il lavoro accessorio, invece, entra di diritto nelle collaborazioni occasionali e le relative prestazioni possono essere sia di origine autonoma che subordinata.

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Modalità diverse nel pagamento delle prestazioni

Il lavoro intermittente prevede due forme di contratto. La prima è quella con obbligo di risposta alla chiamata; in questo caso, viene pagata al lavoratore un'indennità mensile per il periodo nel quale rimane disponibile, anche se non effettua prestazioni. In questo stesso periodo entrambe le parti possono recedere senza alcuna penalità dal contratto. La seconda forma di contratto di lavoro intermittente è senza obbligo di risposta; in tal caso, il lavoratore viene retribuito solamente per le ore di lavoro effettuate. Nel lavoro accessorio, invece, per il pagamento vengono utilizzati degli appositi "voucher", ossia dei buoni; una parte dell'importo è utilizzata per garantire copertura previdenziale e assicurativa (rispettivamente presso l'INPS e l'INAIL).

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Differenze in materia fiscale

A differenza del lavoro intermittente, che può anche essere prestato sotto forma di lavoro a tempo determinato, quello accessorio è esente da qualsiasi imposizione fiscale, oltre a non poter incidere sullo stato del lavoratore quando quest'ultimo è disoccupato oppure inoccupato.

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Presenza o meno di vincoli temporali

Per quanto riguarda il lavoro intermittente sono stati fissati dei limiti temporali; infatti, chi presta il proprio lavoro non può sorpassare la soglia di 400 giornate in un periodo di 3 anni. Nel caso in cui, invece, tale limite venga superato, il rapporto non può essere più considerato occasionale, divenendo un rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato. Non sussistono limiti temporali, invece, per il lavoro accessorio, che deve sottostare solo a vincoli di natura economica.

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Differenze nel numero di committenti

Nel lavoro intermittente, le prestazioni vengono garantite ad un solo committente. Nel lavoro accessorio, invece, è possibile offrire le proprie prestazioni a più committenti, purché non venga superato il tetto di 7.000 euro (è stato il Jobs Act a variare il precedente importo di 5.000 euro). La cifra è relativa alla totalità dei committenti mentre, per ognuno di essi, si potranno raggiungere i 2.000 euro.

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