I rischi dei certificati di deposito

Tramite: O2O
Difficoltà: media
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Introduzione

I certificati di deposito sono una forma di investimento in base alla quale a fronte del deposito di una somma di denaro presso un istituto di credito, per un determinato periodo di tempo si ha diritto a ricevere alla scadenza il capitale maggiorato degli interessi. In altre parole sono dei titoli, con un rendimento minimo e a basso rischio, che possono rappresentare una valida alternativa per chi vuole tenere al sicuro i propri risparmi. Inoltre, sono una forma di investimento abbastanza flessibile, in quanto il vincolo temporale prevede solo un minimo di tre mesi mentre non è specificatamente prevista una durata massima. Alla scadenza possono essere anche rinnovati. Un’altra caratteristica dei certificati di deposito è la possibilità di scegliere tra tasso fisso, variabile e zeri coupon, a seconda dell'andamento del mercato al momento della stipulazione del contratto. Naturalmente come ogni strumento finanziario presentano qualche rischio anche se minimo, anche se il loro andamento non dipende dalle oscillazioni del mercato, come altri titoli. Ecco quali sono i rischi dei certificati di deposito.

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Occorrente

  • Certificati di deposito
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Rischio di liquidità

I certificati di deposito sono stati per molto tempo uno strumento di risparmio molto amato, al contrario di oggi che sono stati superati da altri tipi di investimenti. In ogni caso sono ritenuti sicuri perché con essi viene riconosciuta la restituzione del capitale inizialmente versato. Per quanto riguarda questo punto, è importante sottolineare che i certificati di deposito sono soggetti a rischio liquidità. Infatti, non possono essere rimborsati prima della scadenza, sopratutto se questa è inferiore ai 18 mesi. Problema che può essere ovviato vendendo il titolo a terzi, il quale non può riscuotere le somme se non sono passati 18 mesi dall'emissione.

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Rischio di tasso

Tra i rischi dei certificati di deposito vi è quello di tasso. Con quest'ultimo si intende il rischio correlato ad eventuali andamenti positivi del mercato, di cui l'investitore non potrà beneficiare, in quanto le condizioni negoziate al momento della firma del contratto non possono essere modificate. In particolare, se i titoli sono a tasso fisso, le oscillazione di mercato, non hanno nessun effetto, in quanto i rendimenti delle cedole rimangono costanti. Il rischio sorge qualora un forte incremento dei tassi potrebbe rendere illiquidi i certificati oppure vendibili ma con una grande perdita. Eventualità quest’ultima che non sussiste per i certificati a tasso variabili.

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Rischio di distruzione

Il rischio di distruzione (o deterioramento o sottrazione) riguarda i titoli al portatore, che non possono essere rimborsati se non previa esibizione. Questo riguarda gli investitori che non abbiano un dossier titoli. In questo caso, è opportuno fare tempestiva denuncia alle autorità competenti. In ogni caso, negli ultimi anni i certificati sono stati dematerializzati e quindi gli investitori difficilmente possono incorrere in questo rischio.

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Rischio emittente

Un altro rischio legato ai certificati di deposito è quello emittente, con cui si fa riferimento all'impossibilità della banca di restituire le somme depositate. Un pericolo che si può verificare in presenza di gravi crisi per l'emittente, che la rendono insolvente. È importante sottolineare che i Certificati di deposito sono tutelati dal Fondo interbancario, fino all'importo di 100.000,00 euro (presso ciascun istituto). Quindi i piccoli risparmiatori non corrono il rischio di perdere l'intero capitale, che potrà essere loro restituito, anche se senza interessi. In ogni caso, è consigliabile leggere sempre il prospetto informativo che gli Istituti finanziari sono tenuti a consegnare all'adesione e valutare se davvero il certificato di deposito è uno strumento adeguato a rispondere alle personali esigenze di investimento e che presentano condizioni vantaggiose e sicure per i risparmi.

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