Come trattare contabilmente l'usufrutto

Tramite: O2O
Difficoltà: difficile
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Introduzione

L'usufrutto consiste nel diritto di una persona a godere di qualcosa che appartiene ad un altro rispettando peró la destinazione economica. Trattare contabilmente l'usufrutto potrebbe essere un'operazione non proprio semplice per coloro che non sono molto esperti nel settore. Nella seguente guida pertanto verrà spiegato, in pochi e semplici passaggi, come poter fare.

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L'usufrutto è un contratto che pur essendo poco usato nelle imprese, fatta eccezione per i casi particolari come le imprese di autotrasporti, trova un'applicazione molto comune nel campo delle abitazioni, specialmente a favore di persone fisiche.

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Il codice civile stabilisce che l'usufruttuario ha il possesso della cosa, può raccoglierne e goderne dei frutti ed ha il diritto di acquisire i beni che accedono alla proprietà. Inoltre dato che ha diritto ad una specifica indennità, può apportare miglioramenti nonché addizioni.

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Dal punto di vista esclusivamente contabile l'usufrutto, nella sua veste di diritto reale, non comporta particolari registrazione contabili eccezion fatta in casi significativi per i quali è necessaria menzione nei conti d'ordine e nella nota integrativa, a meno che non comporti il pagamento di un corrispettivo.

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Se l'accordo con il proprietario del bene dato in usufrutto prevede il pagamento di un importo pagato al momento della costituzione del diritto, il costo sostenuto deve essere capitalizzato ed incluso nello stato patrimoniale tra le immobilizzazioni immateriali. Tale costo pluriennale deve essere quindi ammortizzato in funzione della durata dell'usufrutto, tenendo in considerazione che per soggetti giuridici la durata massima ammissibile dell'usufrutto è fissata in anni trenta. Se l'usufrutto determina, invece, il pagamento di canoni periodici, gli importi corrisposti rappresentano costi di esercizio, imputabili al conto economico per competenza.

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Consideriamo allora un esempio. Si ipotizzi che si disponga del diritto di usufrutto su un determinato bene, per la durata di anni dieci a fronte del pagamento di un canone annuale corrisposto in via posticipata al 30 giugno di ogni anno. Sia tale canone fissato pari ad euro duemila. Si ipotizzi, inoltre, che il titolare del bene oggetto del contratto non sia un soggetto dotato di partita iva e che la chiusura convenzionale dell'esercizio è il 31 dicembre. In data 31 dicembre bisognerà provvedere a contabilizzare la quota di canone che è di competenza dell'esercizio in chiusura. La scrittura da fare è "Costi per usufrutto a Ratei passivi: euro mille".

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All'apertura dell'anno seguente, si riaprono i conti e bisogna neutralizzare la precedente operazione contabile per mezzo della scrittura inversa, ovvero "Ratei passivi a Costi per usufrutto: euro mille". Ora in corrispondenza del momento del pagamento, ovvero in al 30/06, la scrittura che si deve eseguire è "Costi per usufrutto a Cassa: euro duemila".

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