Come trattare contabilmente il periodo di astensione per maternità

Tramite: O2O 01/03/2017
Difficoltà: media
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Introduzione

Le assunzioni di impiegate femminili aumentano sempre di più, come dovrebbero, ma anche i problemi non fanno che moltiplicarsi. Quando un datore di lavoro assume una lavoratrice di sesso femminile, essa avrà bisogno di un periodo di astensione dagli impegni lavorativi in caso di gravidanza. Questa è un'occasione che la normativa prevede, in caso di impiegate donne che attendono l'arrivo di un bambino. In questa guida l'attenzione si focalizzerà su come trattare gli aspetti contabili connessi alla maternità. Vediamo quali sono.

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Il periodo di maternità parte dall'inizio della gravidanza fino al primo anno del nascituro. Questo viene diviso in tre modalità di indennizzo: la prima è l'anticipazione della maternità, la seconda: astensione obbligatoria e la terza: astensione facoltativa.
La prima modalità è l'anticipazione della maternità obbligatoria. Viene chiamato così il periodo che parte dall'inizio della gravidanza fino ai due mesi prima del parto. In questa fase i diritti che spettano alla lavoratrice sono molti. Il primo di questi, forse il più importante, è il divieto dei lavori faticosi. Questa modalità inizia due mesi prima del parto e finisce tre mesi dopo la nascita del bambino. Nella seconda fase, invece, viene dettato che alla dipendente spetti un periodo di ritiro obbligatorio dal lavoro. In questa fase, chiamata maternità facoltativa, viene lasciata alla dipendente la facoltà di presentare richiesta per ottenere un periodo di astensione e riduzione del carico di lavoro che vale per sei mesi entro i primi otto anni di età del bambino. Dieci mesi se la madre è l'unico genitore legalmente responsabile.

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Si parla dell'astensione obbligatoria. Come già accennato precedentemente, durante il periodo di maternità obbligatoria, la legge nega la possibilità al datore di lavoro di assegnare compiti alle dipendenti che hanno appena avuto un figlio. Alle lavoratrici, in questo caso, spetteranno delle indennità pari all'ottanta percento della retribuzione, interamente a carico dell'INPS.
La dipendente maturerà normalmente il periodo di ferie a lei attribuito, l'anzianità di servizio e il TFR.

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Parliamo di cantabilità. Nel file contabile da presentare al momento della liquidazione dovranno apparire diverse voci. Nel caso la dipendente si trovi nel periodo di astensione obbligatoria, allora la scrittura sarà la seguente: Crediti INPS a Debiti personale; all'atto del pagamento dello stipendio segue la scrittura contabile: Debiti v/Personale a Diversi, in cui tra i Diversi bisogna mettere Banca X c/c ed Erario c/ritenute.

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La terza fase è chiamata astensione facoltativa. Questa prevede che sia conservata la facoltà di assentarsi dal lavoro, anche successivamente al periodo della maternità obbligatoria.
Il lasso di tempo massimo è di sei mesi, entro il il compimento dell'ottavo anno di età del bambino. Il periodo può essere diviso in più di una assenza. La donna avrà diritto alla retribuzione di una indennità. Essa sarà pari al trenta percento della retribuzione nei primi 3 anni di vita del bambino, a carico dell'INPS.

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