Come regolarizzare un lavoratore straniero

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Introduzione

In Italia il lavoro scarseggia, ma ci sono comunque molti immigrati che, spinti dalla speranza di una vita migliore, arrivano nel nostro paese alla ricerca di qualche impiego. Le domande pervenute finora al Ministero sono poche quelle relative al lavoro subordinato, le altre riguardano il lavoro domestico. Qui di seguito, una guida su come regolarizzare un lavoratore straniero, Attraverso pochi e semplici passaggi vedremo come fare per non incorrere in sanzioni amministrative piuttosto alte, e rimanere nei limiti di legge.

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Ministero dell'Interno

Un datore di lavoro per regolarizzare il proprio lavoratore che è alle sue dipendenze, se in nero, clandestino, o irregolare, deve collegarsi al sito del Ministero dell'Interno. Una volta aperta la pagina web relativa all'emersione, chi intende regolarizzare un suo lavoratore dovrà seguire le istruzioni e compilare i campi riguardanti l'inserimento dei propri dati e quelli del lavoratore. Fatta questa prima fase inizierà l'istruttoria da parte della Questura. I requisiti che deve avere il lavoratore è che deve essere presente sul territorio nazionale, parliamo di clandestino regolare, almeno dalla data del 31 dicembre 2011. Questa presenza dovrà essere certificata da un organismo pubblico con una documentazione antecedente quella data. Per fare la domanda bisogna pagare un contributo forfettario di mille euro. Somma che non verrà rimborsata nel momento in cui l'istruttoria non andasse a buon fine. Un deterrente in molti casi. Ma non regolarizzarsi comporta molti rischi.

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Processo di integrazione

L'Italia si è trasformata, progressivamente, in una società multietnica e ciò è avvenuto non senza problemi, sia per le differenze e per i pregiudizi che caratterizzano i contatti con persone diverse per razza, per culture e per usanze, sia per le paure che accompagnano il processo di integrazione. È diffusa l'idea che gli immigrati tolgano il lavoro ai cittadini italiani e che, inoltre siano portati facilmente a delinquere. Ci si dimentica che essi vengono utilizzati per quei lavori che quasi sempre gli italiani rifiutano: al Nord più industrializzato essi sono occupati nelle fabbriche e nell'edilizia con le mansioni più pesanti; al Sud lavorano spesso in nero, senza tutela dalle leggi.

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Legge Martelli

È anche vero, però, che molti immigrati, in mancanza di lavoro, possono diventare facile preda delle organizzazioni criminali e quindi manovalanza da utilizzare in attività illecite. Per molto tempo l'immigrazione in Italia è stata regolata dalla legge del 1° dicembre 1989, passata alle cronache come Legge Martelli. La sua applicazione non ha avuto vita facile per problemi di scarsità di risorse economiche e per il difficile controllo degli ingressi clandestini. Il governo Prodi ha poi emanato una legge il 19 febbraio 1998 proprio per regolamentare il lavoro degli stranieri.
Regolarizzare un lavoratore è piuttosto importante, questo infatti consente agli stranieri di poter ricevere i contributi relativi alla pensione ed essere tutelato in caso di incidenti o danni, inoltre garantisce che il datore di lavoro paghi le tasse dovute per pagare un dipendente.

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