Come obbligare una Pubblica Amministrazione all'esecuzione di una sentenza

tramite: O2O
Difficoltà: difficile
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Introduzione

Se siete incappati in un atto giudiziario contro una Pubblica Amministrazione e ne siete usciti vincitori, ma i tempi della giustizia italiana sono enormemente dilatati e ancora la sentenza non è stata eseguita, vi è un rimedio che la legge mette a disposizione del cittadino. Se il Giudicie amministrativo non si è ancora attivato per eseguire la sentenza, potete appellarvi al giudizio di ottemperanza, il rimedio che la legge mette a disposizione di ogni privato cittadino per eseguire coattivamente l'obbligo contenuto nella decisione del giudice. In questa breve guida vi forniremo qualche utile consiglio su come obbligare una pubblica amministrazione all'esecuzione di una sentenza.

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I provvedimenti del giudice amministrativo devono essere eseguiti spontaneamente dalla Pubblica Amministrazione e dalle altre parti del giudizio.
Sappiamo però che questo spesso non accade ed allora è proprio la parte vincitrice che deve attivarsi per veder riconosciuto il suo sacrosanto diritto alla sentenza e obbligare quindi la pubblica amministrazione all'esecuzione della stessa. Naturalmente è consigliabile avere l'assistenza di un buon avvocato.
A tal fine il legislatore ha previsto il giudizio di ottemperanza, ossia la possibilità di adire l'autorità giurisdizionale amministrativa con un ricorso diretto ad ottenere l'esecuzione delle sentenze da parte della P. A.

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Innanzi tutto bisogna capire che tipo di decisioni possono essere impugnate tramite tale strumento.
L'art. 112, co. 2, del codice del processo amministrativo individua tali tipi di decisioni:
1. sentenze del giudice amministrativo passate in giudicato,
2. Sentenze esecutive e altri provvedimenti esecutivi del giudice amministrativo,
3. Sentenze passate in giudicato e altri provvedimenti ad esse equiparati del giudice ordinario,
4. Lodi arbitrali esecutivi divenuti inoppugnabili,
5. Sentenze passate in giudicato e altri provvedimenti ad esse equiparati per i quali non è previsto il rimedio dell'ottemperanza.

Le Sentenze che richiedono un'attività obbligatoria da parte di una qualsiasi Pubblica Amministrazione sono escluse dal predetto elenco e quindi per esse non è possibile appellarsi al giudizio di ootemperanza.

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Passiamo ora ad analizzare cosa effettivamente si può chiedere con il giudizio di ottemperanza.
Specificamente con esso si può innanzitutto esperire azione di condanna per il pagamento di somme a titolo di rivalutazione e interessi maturati dopo il passaggio in giudicato della sentenza;
esperire azione di risarcimento dei danni derivati dalla mancata esecuzione, violazione o elusione del giudicato;
Proporre per la prima volta, la connessa domanda di risarcimento del danno derivante dall'illegittimità del provvedimento impugnato;
Proporre domanda di "ottemperanza di chiarimento", al fine di ottenere chiarimenti in ordine alle modalità con le quali si deve procedere all'esecuzione di una delle pronunce su citate.

Queste sono le tre principali modalità di ricorrere al giudizio di ottemperanza per obblicare una pubblica amministrazione all'esecuzione di una sentenza.

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A chi proporre il ricorso?

Per i provvedimenti emessi dal giudice ordinario e per i lodi arbitrali, il ricorso va proposto al TAR nella cui circoscrizione ha sede il giudice che ha emesso il provvedimento in questione.
Per i provvedimenti dei punti 1 e 2 e cioè quelli emessi da un giudice amministrativo, il ricorso va inoltrato al giudice che ha emesso il provvedimento per cui si richiede l'ottemperanza.

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Il giudizio si concluderà con un atto del giudice amministrativo, col quale quest'ultimo potrà modificare o revocare un atto in contrasto col giudicato, ovvero determinare il contenuto del provvedimento necessario per dare esecuzione alla decisione da attuare o, ancora, sostituirsi all'amministrazione nell'adozione dell'atto stesso (nominando di regola un commissario ad acta per l'esecuzione dell'obbligo derivante dalla sentenza).

Potrà inoltre fissare, salvo che ciò sia manifestamente iniquo e se non sussistano altre ragioni ostative, su richiesta di parte, la somma di denaro dovuta dal resistente per ogni violazione o inosservanza successiva, ovvero per ogni ritardo nell'esecuzione del giudicato, costituendo tale statuizione titolo esecutivo.

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