Come detrarre la previdenza complementare

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Introduzione

A causa delle differenti riforme effettuate dai governi sul sistema delle pensioni, e considerando l'allungamento delle aspettative di vita, al giorno d'oggi è diventata un'esigenza quella di crearsi una pensione complementare per sostenere uno stile di vita soddisfacente. È risaputo, infatti, che con il trascorrere degli anni si andrà in pensione sempre più tardi, per giunta con una quota sicuramente inferiore rispetto a qualche tempo indietro. Per incentivare le adesioni alla previdenza complementare, esistono differenti agevolazioni fiscali. Sicuramente quella più importante di tutte quante è la deduzione dei contributi fino ad oltre 5000 euro, uno degli scarsissimi casi in cui il fisco dà invece di sottrarre. In questa breve guida andremo a vedere come occorre detrarre la previdenza complementare.

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Qual è la differenza tra deduzione e detrazione fiscale

Per comprendere la portata di queste agevolazioni fiscali, per prima cosa è necessario mettere in evidenza la differenza tra deduzione e detrazione fiscale. La deduzione rappresenta quella determinata cifra che viene sottratta all'imponibile lordo, con un risparmio diretto sulle tasse. Invece la detrazione fiscale prevede che venga applicata un'aliquota fissa indipendente dall'imponibile lordo, che pertanto non ha degli effetti diretti sulle tasse. La previdenza complementare è l'unica forma attualmente in vigore che usufruisce della deduzione.

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La massima somma che può essere dedotta

Nel caso in cui si fosse iscritti alla previdenza complementare (compilazione C. U.), è necessario prestare la massima attenzione che sia presente la deduzione dei contributi versati. Le agevolazioni fiscali sono maggiori per i contributi volontari. La massima somma che può essere dedotta è pari a 5164,57 euro per i lavoratori autonomi ed i dipendenti del settore privato. Per i fondi chiusi oppure negoziabili e per i dipendenti pubblici, è previsto un doppio limite. Precisamente, in questi casi la deduzione non può essere superiore al 12% dei versamenti, sempre fino ad un massimo di 5164,57 euro. I lavoratori neo-assunti dopo l'inizio del 2007, possono anche usufruire della piena deduzione per i primi cinque anni.

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Chi può aderire alla previdenza complementare e come si alimenta il fondo

Per concludere, diciamo subito che possono aderire alla previdenza complementare i lavoratori autonomi, i lavoratori dipendenti, i liberi professionisti, gli imprenditori, i soci lavorativi, i lavoratori dipendenti di cooperative di produzione e lavoro, chi svolge lavori di cura non retribuiti derivanti dalle responsabilità familiari e chi è privo di un reddito di lavoro oppure è fiscalmente a carico di altre persone. Ora, invece, possiamo vedere come si può alimentare il proprio fondo di previdenza. Il finanziamento delle forme di previdenza complementare si ottiene attraverso il versamento di contributi alle medesime. I dipendenti e i titolari di rapporti di collaborazione possono ricorrere a contributi a carico del lavoratore, del datore di lavoro oppure del committente. I lavoratori autonomi, i liberi professionisti e gli imprenditori possono effettuare un contributo a carico di se stesso. Inoltre è possibile finanziare, attraverso il versamento di contributi, non soltanto la propria posizione previdenziale ma anche quella delle persone che sono fiscalmente a carico.

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