Come contabilizzare le rettifiche delle fatture di acquisto

Tramite: O2O
Difficoltà: difficile
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Introduzione

Quando si arriva al momento della chiusura di un esercizio commerciale, per poter depositare un corretto bilancio della situazione dell'attività stessa, può essere necessario contabilizzare le rettifiche delle fatture di acquisto dei beni. Questi costi, secondo il Codice Civile, devono essere indicati nel conto economico al netto dei resi, degli sconti, degli abbuoni e dei premi. Sebbene la terminologia che in alcuni punti di questa guida possa apparire abbastanza tecnica, il nostro compito è quello di spiegarvi, nella maniera più semplice possibile, come contabilizzare le rettifiche delle fatture di acquisto. Vi invitiamo, pertanto, a seguire i singoli passi di questa guida, ed in caso fosse necessario, il nostro consiglio è sempre quello di rivolgersi alla consulenza di un commercialista esperto in queste pratiche.

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In buona sostanza, secondo l'articolo 2425-bis del Codice Civile viene previsto che i ricavi ed i proventi, nonché i costi e gli oneri devono essere indicati al netto dei resi, degli sconti, degli abbuoni e dei premi, oltre che delle imposte direttamente collegate con la vendita dei prodotti e con la prestazione dei servizi. Questo punto lo abbiamo già ribadito in sede di introduzione. Alla luce di quanto abbiamo descritto nel decreto normativo precedentemente indicato, durante la chiusura di un esercizio commerciale, si può rendere necessario apportare delle modifiche alle voci elencate in bilancio, in modo tale da allinearsi completamente a quanto viene richiesto dallo Stato italiano.

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Le rettifiche che interessano la fatturazione degli acquisti, possono essere dovute ad una o a più delle seguenti motivazioni: a dei resi ai fornitori, o a delle rettifiche per errori di fatturazione, p ancora, all'annullamento della fattura, ma anche a degli abbuoni quantitativi e/o qualitativi. Successivamente vi andremo a fornire, per ciascuno degli elementi indicati precedentemente, tutte le informazioni principali riguardanti le scritture di contabilità generale da effettuare per giungere ad una corretta rappresentazione contabile. È necessario tenere sempre a mente che queste sono prettamente delle linee guida e che non devono sostituirsi al lavoro di un professionista del settore.

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A questo punto, approfondiamo il discorso riguardante i resi ai fornitori. I resi di materie a fornitori possono essere dovuti a diverse circostanze, che andremo a citare a seguire. Ad esempio, possiamo annoverare le caratteristiche del prodotto non conformi a quelle previste durante la fase di creazione del contratto, come ad esempio delle carenze qualitative, tipo la consegna di merci con difetti, dei prodotti non conformi al campione preso in esami. Oppure, possono essere presenti dei ritardi nelle consegne che hanno provocato disagi non indifferenti al venditore. Tra i vari punti, annoveriamo anche delle inadempienze contrattuali di altra natura, oppure altre formule che non possono essere compensate in un'altra maniera. Nel caso in cui si verifichi una delle circostanze appena indicate, l'azienda richiede al fornitore l'emissione di una nota di accredito, oppure l'impresa creditrice emette una nota di debito al fornitore.

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In questo passo parleremo, invece, delle rettifiche per errori di fatturazione. Gli errori di fatturazione possono assumere una doppia natura, dal momento che possono essere completamente insanabili oppure parziali. Nel primo caso, questi errori portano all'annullamento della fattura, mentre nella seconda eventualità possono essere superati attraverso la richiesta al fornitore di una nota di accredito. Nella nota di accredito, deve essere applicata l'IVA allo stesso valore esposto nella fattura originaria. Nel caso in cui, invece, l'errore di fatturazione interessi l'omissione di un importo, la normativa fiscale richiede, al fornitore, l'emissione una fattura integrativa per compensare all'omissione avvenuta.

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Successivamente, andremo ad esaminare gli abbuoni qualitativi e/o quantitativi. Generalmente gli abbuoni qualitativi oppure quantitativi si rendono necessari quando vengono rilevate delle quantità di materiali inferiori a quelle fatturate, oppure se si riscontra una qualità inferiore a quella pattuita in sede della stipula del contratto. In questo caso, se la merce non viene resa ma bensì trattenuta, si ha il diritto ad un abbuono ed il venditore emette, generalmente, una nota di accredito con la medesima aliquota IVA dell'operazione originaria.

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Per concludere questa breve guida, parleremo di premi di quantità. Precisamente, questo punto riguarda i cosiddetti premi di quantità che vengono concessi, solitamente, quando l'azienda acquista una determinata quantità di merce da un medesimo fornitore, con lo scopo di "premiare" la fedeltà del cliente, aggiungendo un bonus quantitativo rispetto a quello che è stato stabilito in sede contrattuale. Da un punto di vista prettamente contabile, i premi possono essere trattati come abbuoni, dal momento che si manifesta una diminuzione del debito verso i fornitori ed una rettifica dei costi di acquisto.

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