Come chiedere l'aspettativa per raggiungere il coniuge all'estero

Tramite: O2O 03/03/2019
Difficoltà: media
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Introduzione

Attualmente in qualsiasi contratto di lavoro, è prevista l'aspettativa per motivi familiari o personali. In questo peridio però non è prevista una la retribuzione, e si può richiedere un tempo a disposizione più o meno lungo a seconda delle esigenze personali. Hanno diritto all'aspettativa i dipendenti pubblici e privati che hanno un contratto a tempo indeterminato; questo periodo, però non è valido per il calcolo dell'anzianità di servizio. Il ricongiungimento con il coniuge all'estero rientra nelle possibili motivazioni per la richiesta di un'aspettativa, così come i motivi di salute. Vedremo in questa guida quali sono i passi necessari per chiedere di raggiungere il coniuge.

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Occorrente

  • Stato di famiglia
  • Certificazione o autocertificazione
  • Documentazione e pratiche al riguardo
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Motivi per la richiesta

Il ricongiungimento con il coniuge prevede un periodo di allontanamento non retribuito dal posto di lavoro, con possibilità di reintegro alla fine. Si può chiedere l'aspettativa per il ricongiungimento con il coniuge all'estero, anche se uno di essi non è dipendente statale. Si può richiedere però di esercitare questo diritto se il datore di lavoro non può dislocare il richiedente in una zona prossima a quella di residenza del coniuge oppure se sussistono motivi anche personali per i quali il trasferimento diventerebbe fonte di disagio. Questa prerogativa è valida se il datore di lavoro non riesce a collocarlo nella stessa località dove. Questo tipo di aspettativa, spetta di diritto ed in casi lavorativi può durare tutto il periodo di servizio all'estero dell'altro coniuge. Può essere revocato in qualsiasi momento per ragioni di servizio o per decadimento delle condizioni, previo avviso di almeno 15 giorni.

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Compensazione del posto vacante

Se l'aspettativa si protrae per più di un anno, il datore di lavoro può utilizzare il posto resosi vacante ai fini dell'assunzione; in tal caso il dipendente che viene assunto occupa un posto in soprannumero. Il nuovo assunto ha quindi un ruolo suppletivo che gli vale ai fini delle graduatorie. Per ciò che concerne la documentazione, bisogna tener presente se il coniuge che lavora all'estero è un dipendente pubblico o se il suo datore di lavoro è un privato. Generalmente se il coniuge è un dipendente pubblico può bastare una semplice autocertificazione. Se, invece, il coniuge è alle dipendenze di un soggetto privato c'è bisogno di produrre una documentazione che attesti l'attività che si svolge, come il contratto o la dichiarazione dei redditi, oltre alle informazioni relative alla residenza che devono essere verificate.

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Dati nella richiesta

Nella richiesta che si fa devono essere specificati: nome, cognome, indirizzo, tipo di lavoro che si svolge, il periodo di permanenza all'estero ed il proprio numero di telefono. Si deve specificare la legge che prevede la collocazione in aspettativa; se entrambi i coniugi sono dipendenti statali lo prevede la legge del 11/2/1980. Alla domanda devono essere allegati i seguenti documenti: uno stato di famiglia, una certificazione o una autocertificazione attestante che il coniuge presta servizio all'estero, un'autocertificazione che attesta l'effettiva permanenza dell'altro coniuge all'estero. Il recepimento della richiesta solitamente non prevede lunghe tempistiche, ma deve essere presentato con largo anticipo. Se i motivi della richiesta decadono, o non c'è effettiva residenza all'estero, il diritto cessa ed è previsto il reintegro.

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