Come calcolare la Tarsu

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Introduzione

Il decreto legislativo numero 507 del 15 novembre 1993, ha previsto, per dentro i confini italiani, la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. L'applicazione di questa tassa è delegata dallo Stato centrale, alle istituzioni comunali presenti nel territorio nazionale. Essa segue il costo complessivo del servizio di raccolta, con incorporato il relativo smaltimento del pattume, prendendo come criterio di riferimento la superficie di qualsiasi locale adibito ad uso abitativo o commerciale, che generano rifiuti. In questa guida, andremo a vedere come calcolare la Tarsu.

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Occorrente

  • Una calcolatrice
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Le operazioni di spazzamento nelle strade pubbliche

Questa tipologia di tributo dev’essere eseguita, come si è già citato, dai diversi comuni esistenti nel territorio nazionale, dal momento della nascita fino alla sua riscossione. In base alle diverse prestazioni citate in precedenza, ogni singola comunità, ha delle specifiche derivanti dai costi di smaltimento variabili ed alle operazioni di spazzamento che vengono attuate nelle strade pubbliche dello stesso sito e, tramite il decreto legislativo numero 22 del 5 febbraio 1997, ha rischiato di essere sostituita dalla TIA, vale a dire dalla Tariffa di igiene ambientale.

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La superficie dell’immobile

Specifico che bisogna valutare, principalmente, l'occupazione di una determinata porzione di suolo, che serve per lo smaltimento continuo di quel che si sta trattando e, in merito a ciò, dobbiamo puntualizzare che, l'importo da versare si deve calcolare in base alla quantità di spazi occupati, e non sul volume dei rifiuti prodotti. Ci sono delle eccezioni, di realtà comunali che attuano la tariffa puntuale sullo smaltimento dei rifiuti, creando un sistema meritocratico, col sistema "più inquino, più pago".

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La destinazione d’uso del fabbricato

Come si è precisato inizialmente, la cifra da pattuire varia in base alla superficie dell’immobile presente in un determinato spazio comunale e alla destinazione d’uso dello stesso fabbricato, valutando le tariffe per unità di superficie dei locali e delle aree comprendenti singole e sotto categorie disposte, entro e non oltre il 31 ottobre di ogni anno, dalla Giunta del comune in questione, come regolamentato dal decreto legislativo numero 507 del 1993.

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Il calcolo effettivo della TARSU

In queste è presente il riquadro della categoria dello stabile, della classificazione dei locali e della somma a debito che bisogna corrispondere in base alla metratura valutata in metri quadri posseduti. Tali indicazioni, vanno a garantire il calcolo effettivo della TARSU, che dev’essere concluso andando a moltiplicare la sopra scritta estensione computabile, determinata al netto degli spazi esterni, come balconi, delle pareti divisorie e, aggiungendo il 25% dell'area condominiale, per la tariffa che riguarda l’anno di riferimento, inserendo, alla fine, una piccola percentuale di ricarico per tutti gli oneri accessori.

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