Come calcolare la Tares

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Introduzione

I contribuenti italiani devono adempiere ai pagamenti, per una nuova tassa, denominata tares. Questa è la tassa sui rifiuti urbani, che riguarda quindi i servizi e nasce dalla fusione della tassa sullo smaltimento dei rifiuti urbani, cioè la tarsu e la tassa sull'igiene ambientale, chiamata tia. Questa novità, va a finanziare le spese sostenute dai vari comuni italiani, come ad esempio l'illuminazione pubblica, la gestione della polizia municipale e anche del personale amministrativo, impiegati presso i comuni stessi. In questa guida, vogliamo capire perfettamente, come calcolare la tares, evitando i conguagli di bilancio, solitamente addebitati a gennaio.

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Soggetti colpiti

La tassa della tares, va a colpire coloro che possiedono degli immobili, o dei locali commerciali e tutti quegli immobili, che generano dei rifiuti, come ad esempio un ristorante o un'azienda produttiva del settore alimentare. Il calcolo che prende in considerazione la tares, riguarda la grandezza degli immobili, tenendo conto quindi dei metri quadri, calpestabili. Non appena i comuni hanno rilevato l'esatte dimensioni degli immobili, forniscono all'agenzia delle entrate, tutti i dati tramite delle piattaforme informatiche, chiamate il portale dei comuni e il sistema di interscambio.

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Modalità di calcolo

La modalità di calcolo è molto simile a quella utilizzata per la tarsu visto che il parametro che serve a definire la base imponibile è, anche in questo caso, la superficie catastale. Il calcolo viene fatto tenendo conto dei dati relativi alla superficie dell'immobile (in metri quadrati), così come risulta dall'iscrizione dell'immobile al catasto edilizio urbano. Per fare il calcolo di quanto ammonta la tares si fa riferimento anche ad un dato statistico relativo al valore medio di produzione dei rifiuti, un valore diverso in base al fatto che la tassa, viene calcolata per un immobile ad uso abitativo, per un'impresa o un'attività commerciale come un ristorante o un bar, e poi viene applicato un coefficiente sull’ottanta per cento della superficie dell’immobile.

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Spese dei comuni

Oltre tutto questo, si va a sommare circa 30 centesimi per metro quadrato, che vanno a finanziare tutte quelle spese di pratica, fronteggiate dai comuni italiani, che hanno anche la libertà di aumentare questa cifra, fino a 40 centesimi, in base alla collocazione dell'immobile e alla tipologia a cui apparitene; ad esempio un immobile appartenente all'edilizia popolare, costa decisamente meno, rispetto a quella di lusso.

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