10 cose da valutare prima di chiudere la partita IVA

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Introduzione

In contesto quale quello attuale, caratterizzato da una lenta ma progressiva crescita dei consumi e dalla conseguente ripresa delle assunzioni da parte delle aziende, chiudere la partita IVA per tornare al lavoro dipendente sembra essere a molti la soluzione migliore. Lavorare da free-lance, infatti, si rivela sempre più costoso in termini di tasse, ed offre sempre meno garanzie e tutele. Eppure, molti sembrano dimenticare che anche il lavoro autonomo può comportare notevoli vantaggi. Ecco 10 cose da valutare prima di chiudere la partita IVA.

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Più autonomia

Il lavoratore indipendente è sempre stato definito, e non a torto, "padrone di sé stesso". Oltre a non dover dipendere da nessuno, infatti, il free-lance gode del notevolissimo vantaggio di poter organizzare secondo i propri ritmi e le proprie esigenze i carichi giornalieri di lavoro, in modo tale da poter mantenere i propri spazi e godere di quelle "parti" della giornata tradizionalmente precluse ai lavoratori dipendenti.

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Più possibilità

Se è vero che, rispetto alle forme di lavoro tradizionali, la partita IVA comporta maggiori costi in termini contributivi e implica un'assai minore stabilità quanto alle prospettive future di guadagno, è altrettanto vero che, in caso di successo, le possibilità di farsi conoscere e crescere a livello economico - in certi casi in maniera davvero esponenziale - sono indubbiamente maggiori.

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Più responsabilità

Dietro risultati migliori vi è sempre un maggiore fatica. Lavorare autonomamente spesso richiede un impegno giornaliero superiore, ma ciò può rivelarsi indirettamente un vantaggio: lavorando duro per raggiungere degli obiettivi ben definiti generalmente induce a far venir fuori la parte migliore di sé, diventando più maturi e sviluppando uno spiccato senso di responsabilità. Doti, queste, che possono sempre tornare utili.

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Più flessibilità

Nonostante offra sicuramente maggiori garanzie, spesso il lavoro dipendente finisce per rivelarsi monotono e uguale a se stesso. La partita IVA, invece, offre la possibilità di lavorare in maniera decisamente più flessibile, venendo a contatto con differenti realtà professionali e umane e variando spesso le situazioni di riferimento. L'ideale, insomma, per quanti preferiscono una forma di lavoro dinamica e attiva.

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Più sgravi fiscali

Si considerino ora gli aspetti più specificamente tecnici. Spesso si ignora che, grazie al regime fiscale cosiddetto "dei minimi", i giovani di età inferiore ai trentacinque anni possono godere di particolari riduzioni sull'importo della tassazione IRPEF e, in particolar modo, dei contributi obbligatori. In termini pratici, ciò comporta, la riduzione dell' imponibile IRPEF dal 23% al 15%: un risparmio, notevole, specie se considerati gli standard italiani.

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Più agevolazioni

Tra i principali vantaggi della partita IVA rientra poi la possibilità di chiedere lo scarico dell'IVA per tutti i beni e servizi acquistati per ragioni correlate all'esercizio della propria attività. Un'agevolazione che può tornare estremamente utile soprattutto nel caso in cui le spese necessarie ai continui spostamenti e al mantenimento degli studi professionali si rivelino particolarmente elevate.

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Meno carichi contributivi

Un aspetto secondo alcuni positivo è invece quello riguardante il carico contributivo, decisamente inferiore - soprattutto in regime dei minimi - rispetto a quello del lavoro dipendente. Se ciò può rivelarsi dannoso in un'ottica di lungimiranza, è altrettanto vero che una simile agevolazione fiscale si rivela spesso in grado di garantire un guadagno più alto rispetto a quello del lavoro dipendente.

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Meno pressione fiscale

Sebbene la tassazione cui i guadagni tramite partita IVA sia tutto sommato elevata, essa viene in realtà applicata e calcolata sulla base unicamente dell'utile effettivo, ossia della differenza tra costi e ricavi. Grazie alla recente legislazione in materia, inoltre, chi gode del nuovo regime dei minimi (approvato alla fine dell'estate 2015) può ottenere l'esonero dalla compilazione della dichiarazione IRAP e dal pagamento del relativo tributo. Novità, quest'ultima, da non sottovalutare.

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Nessun fastidio burocratici

Se - nonostante ciò- si arriva alla decisione di procedere alla chiusura della partita IVA, è bene tenere a mente che si tratta di una procedura che richiede diversi passaggi burocratici. Primo passo è la compilazione del modello AA9/12 entro 30 giorni dall'avvenuta cessazione dell'attività. Fatto ciò, è necessario consegnare il modello al più vicino ufficio dell'agenzia delle entrate e attendere il normale decorso dell'iter burocratico. Fastidi, questi, che scelte diverse potrebbero tranquillamente evitare.

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Nessuna ulteriore penalizzazione

In ultima analisi pochi sanno che, oltre ai naturali fastidi burocratici, chiudere una partita IVA comporta un costo (seppur minimo). Se la ditta è infatti iscritta al registro delle imprese, è previsto il pagamento entro 30 giorni di una marca da bollo di €17,50. Importo destinato a raddoppiare qualora non si rispettino i limiti temporali previsti.

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