Come opporsi agli atti esecutivi

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Introduzione

Quando il giudice di un tribunale impone un atto esecutivo, è possibile fare un'opposizione che nello specifico viene definita "formale". Con questa possibilità da parte di chi lo subisce, si contesta lo svolgimento dell'esecuzione stessa. Dal punto di vista giuridico, questo strumento è definito legittimo, e per quanto riguarda i singoli atti esecutivi, i soggetti che possono avvalersene, vengono appunto definiti "legittimati attivi".
Vediamo dunque, con questa guida, come opporsi agli atti esecutivi.

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I soggetti legittimati attivi sono quindi il debitore, ma anche coloro che sono interessati alla loro rimozione, perché eredi. Quando viene emessa una sentenza di atto esecutivo, i "legittimati passivi", sono anche i cosiddetti creditori aggiunti, che approfittando della decisione del giudice, si inseriscono per ottenere quanto a loro spettante, in caso di debiti da parte del destinatario dell'atto. Quando ad un individuo viene intimato l'atto esecutivo, l'opposizione deve quindi essere fatta per conoscenza anche verso questi ultimi, pena la nullità del ricorso.

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Con l'opposizione agli atti esecutivi si contesta l'effettiva legittimità con cui l'azione esecutiva è avvenuta o è stata preannunciata, ma prima della notifica del pignoramento dell'immobile. Se tuttavia il destinatario si è visto recapitare il precetto in un altro luogo in cui risiede, l'opposizione va fatta presso questo comune di residenza. Nello specifico, l'opposizione è un atto di citazione e va notificata al giudice entro e non oltre 20 giorni, dalla ricezione della notifica dell'atto esecutivo o del precetto (art. 617). Qualora l'esecuzione sia già in atto, l'opposizione va fatta direttamente al giudice che l'ha promossa. Anche in questo caso il termine massimo non deve superare i 20 giorni, altrimenti non sarà più possibile fare la contestazione e l'eventuale esecuzione forzata.

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Il ricorso di opposizione deve essere depositato presso la cancelleria in cui vi è il giudice dell'esecuzione. Quando il giudice convoca poi le parti interessate al contenzioso, emana i provvedimenti che ritiene opportuno, come ad esempio la possibilità di non dilazionare la cifra dell'importo a debito, oppure sospendere o convalidare l'esecuzione forzata. Inoltre, indipendentemente dalla decisione, fissa un nuovo termine entro cui il soggetto deve espletare il pagamento di quanto dovuto, pena l'iscrizione a ruolo della causa, ed in tal caso, la sentenza diventa definitiva e non più impugnabile.

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