10 cose da valutare prima di aprire partita IVA

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Introduzione

Molto spesso i benefici di una partita IVA vengono superati dai lati negativi della stessa.
Con la nuova legge di Stabilità sopratutto i giovani dovrebbero decidere accuratamente prima di aprirne una poiché proprio per gli under 30 i rischi sono non pochi. Prendete in considerazione di rivolgervi ad un commercialista per valutare attentamente il vostro progetto e la vostra futura situazione finanziaria informandovi il più possibile.
Ecco dunque 10 cose da valutare prima di aprire una partita IVA.

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Le tasse

La prima cosa da prendere in considerazione è che qualsiasi cifra si guadagnerà, il guadagno effettivo sarà poco più della metà. I contributi sono estremamente alti e inoltre non vi saranno le solite tutele lavorative come ferie, ferie pagate, malattia, maternità e ammortizzatori sociali.

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Lavoro autonomo?

In determinate situazioni potreste ritrovarvi a non essere il lavoratore autonomo che la partita IVA dovrebbe rappresentare, ma anzi vi ritrovereste nella presunzione di un rapporto di collaborazione col vostro datore di lavoro, il che comporta tutta una serie di conseguenze a livello previdenziale.
Le condizioni che portano a questo sono ben specifiche, ad esempio se lavoriate da un minimo di 8 mesi in regime di monocommittenza.
Il link allegato descrive il tutto con dovizia di particolari.

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I giovani e il regime fiscale

Fino ad un anno fa i giovani under 35 potevano usufruire di un regime fiscale dei minimi basato sul 5% di Irpef e 28% di contributi INPS per un totale del 33% di "tasse" sui guadagni.
Con la nuova legge di Stabilità tutto questo cambia, con un aumento della percentuale Irpef al 15% su un sistema chiamato forfettario e nessun limite di età per accedere a questo nuovo regime.
Sarà il vostro fatturato annuale a parlare e a darvi la possibilità di usufruire di questo o quel regime.
Facendo un esempio banale, un freelance dovrebbe rimanere al di sotto della soglia di 15mila euro, limite abbastanza basso che rischia di minare le basi di questo settore.

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Regime dei minimi e INPS

Il problema dei contributi INPS è che la percentuale del 28% si ha intenzione di portarla fino al 33% entro il 2019. Sommando questa alla percentuale Irpef, avremo tassato il 48% del nostro fatturato.
Trattando questo argomenti, il pensiero alla nostra futura pensione è ora d'obbligo e, con l'idea di riformare anche quest'ultima, è lecito chiedersi se vale davvero la pena arrivare a pagare una percentuale simile di tasse quando la pensione stessa potrebbe esser fin troppo risicata.

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Tutele

Purtroppo di tutele non ce ne sono. Non esiste tutt'ora un sindacato che tutele i professionisti con partita IVA, escludendo la CGIL che tutt'oggi tenta di muoversi verso questo nuovo orizzonte.
Al momento però ci sono solo vani tentativi degli attuali governi di riformare questo settore con nuovi ammortizzatori sociali o bonus sull'entrate, nulla di definitivo dunque.

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Dichiarazione dei redditi

Tutt'ora in Italia si combatte anche sul fronte di una dichiarazione dei redditti online che, purtroppo, è soggetto a modifiche mese dopo mese.
Ed è malinconico pensare come in tanti Paesi esteri questa sia ormai una pratica comune e non si è costretti a rivolgersi ad un commercialista per che, annualmente, richiederà un'ulteriore spesa non del tutto indifferente.

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Costi

Con la nuova legge di Stabilità sono stati introdotti i cosiddetti coefficienti di redditività.
Se fino a pochi anni fa un freelance cercava di ottenere più costi possibili per abbassare il reddito e rientrare nel regime fiscale dei redditi minimi, ora è lo Stato in quale fascia di costi si rientra e questo in base alla categoria professionale in cui rientri.
Per un freelance il coefficienti di redditività è standardizzato al 78%, ciò vuol dire che i costi ammonteranno al 22%. Il che è relativamente basso se si tiene conto che questo settore si sostiene proprio sui costi e la partita IVA è praticamente nata per questo.

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Durata regime dei minimi

Il regime fiscale dei minimi ha comunque durata di svolgimento di 5 anni o fino al limite massimo di età, cioè 35 anni se il lavoratore vi aveva aderito ben prima dell'entrata in vigore della nuova legge, poiché questa, per fortuna, non è applicabile retroattivamente.

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Sistema degli acconti

Terminato l'anno fiscale, un lavoratore dovrà anticipare una percentuale dei guadagni dell'anno successivo, percentuale calcolato sull'anno appena trascorso e ovviamente già tassato.
Regola vuole che dovrebbe aggirarsi intorno a 1/4 dei guadagni, ma ovviamente vi sono situazioni e situazioni.

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Detrazioni e sistema di inserimento

Con i costi bloccati al 22% è inspiegabile la differenza tra regime fiscale dei minimi e quello normale.
Se con un Irpef e INPS più bassi si potevano detrarre molte meno cose dai costi a confronto con un regime fiscale normale (ad esempio i medicinali erano esclusi), con il blocco dei costi ci si domanda quale sia la reale convenienza del regime dei minimi.
Questo discorso acquisisce più senso se prendiamo in considerazione che per peraccedere al regime fiscale dei minimi non bisogna più avere un età massima, ma viene preso in considerazione il guadagno. Si intuisce quindi come sia la classe dei commercianti quella più avvantaggiata a confronto, magari, di un freelance.

Dunque riflettete per bene sul da farsi, analizzate le entrate annuali e calcolate al centesimo ogni singola tassa o contributo. La partita IVA, al momento, non è poi tanto vantaggiosa come era pensabile anni fa.

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